Il mio percorso
Silvia
Per me disegnare è fin da bambina vitale, come parlare. I colori e i diversi mezzi (matite, gessetti, pastelli, colori ad olio) non solo affascinanti, ma estremamente naturali da padroneggiare. Avrei voluto fare il liceo artistico, ma così non è stato e quando ho terminato le superiori ho deciso di iscrivermi ad Architettura. Non era così artistica come l’Accademia di Belle Arti, ma non volevo rischiare di detestare qualcosa che amavo tanto se non fossi stata in grado di vivere della mia arte. Ho compreso molti anni dopo, come questo timore fosse il ricordo di una vita passata, in cui ero un pittore che viveva in miseria.
Scelgo quindi la facoltà in cui avrei potuto disegnare, ma venendo da un istituto tecnico, tutto è in salita. Mi laureo cum Laude in uno degli indirizzi all’epoca più ardui del corso di Laurea, ossia quello tecnologico, con tesi in Disegno Industriale. Per alcuni anni insegno come docente a contratto presso le nascenti Lauree triennali, in Disegno Industriale e Progettazione della Moda.
All’epoca ero relatrice presso alcuni enti come, grazie al Professor Enzo Palmieri, L’istituto Nazionale Di Fisica Nucleare & Università di Padova, convegni quali quelli organizzati da Techshop Centro per l’Innovazione Oro Moda di Arezzo, o al Corso Di Specializzazione sul Marmo, Massa Carrara. Contemporaneamente svolgevo anche l’attività presso noti studi di Architettura fiorentini, tra i cui clienti figuravano importanti famiglie nobiliari e imprenditori di spicco, con interventi su meravigliosi palazzi storici.
In particolare ricordo un corso tenuto nel 2010 presso Jewellery Technology Centre – Industrial Modernisation Centre Ministry of Trade & Industry – Cairo – Egypt che mi ha permesso di andare in una data particolare presso la Piramide di Cheope a svolgere una ‘missione’ spirituale ed energetica di cui parlerò forse in seguito.
Perché di fatto, pochi mesi dopo la laurea sono stata contattata per la prima volta da quelli che sono poi divenuti i miei più cari compagni di viaggio, i Maestri della Luce Blu di Armonizzazione ed il corso della mia vita ha iniziato a prendere tutta un’altra direzione. Infatti, se sin da bambina facevo sogni molto particolari, piuttosto ‘forti’, nei quali combattevo esseri oscuri, solo dal 1998 ho iniziato la ricerca, tutt’ora in corso, che un po’ alla volta è andata dispiegando davanti ai miei occhi potenzialità e responsabilità, talenti e un ruolo che davvero non immaginavo.
Ma non vorrei parlarti tanto di me, quanto del mio percorso…
Mi si apre un mondo!
Dal 1998 sino al 2010 i Maestri hanno taciuto, accompagnandomi silenziosamente nel mio cercare. Sono sicura che ogni incontro, ogni lettura, ogni viaggio, abbiano avuto un senso preciso, guidato e sperato. Sì perché a noi viene data la possibilità di cogliere le opportunità; sta a noi poi farlo o meno.
E così, dopo una notte danzante di fine estate in Sardegna, la ragazza che mi riaccompagna a casa mi parla di Yogananda. Compro l’Autobiografia di un Yogi ed io che ancora oggi ho difficoltà a piangere, mi ritrovo con tanti lacrimoni di commozione, che scendono per qualcosa di indefinito…
Da ‘sopra’ sempre apparente silenzio. Ero così sicura che avessero una conoscenza infinita, che non mi davo pace del non riuscire a sentirli ancora. Mentre avanzavo, alla cieca ai miei occhi, ma secondo un ben preciso disegno superiore, ho cercato tanto. Cercavo qualcuno, qualcosa che mi potesse accendere l’animo, far espandere verso quella Dimensione che riecheggiava dentro di me, senza che riuscissi a dargli voce e forma.
Dopo tanti anni di silenzio da parte dei Maestri, ad un certo punto ho mollato, ho lasciato andare la mia volontà di dialogare direttamente con Loro e ho accettato di potermi rivolgere a qualcun altro che canalizzasse. Solo che chi ho incontrato non riusciva a volare tanto in alto e ho verificato quanto fosse tasto delicato la ‘pulizia’ del canale, affinché i messaggi portati non fossero ‘inquinati’ dalle personali convinzioni, credenze o situazioni del channeler.
Dopo pochi mesi dal mio aver accettato come evento unico ed irripetibile il primo contatto con i Maestri, una volta tornata a casa ancora una volta dall’India, come per miracolo tutto si è sbloccato e Loro mi hanno nuovamente parlato e da allora continuano a farlo senza più interruzione alcuna.
Ripercorriamo assieme le tappe principali
La frase
Estate del 1998, isola d’Elba, spiaggia di Cavoli. Non so se hai idea di quanta confusione ci possa essere su quella piccola spiaggia il 13 di agosto. Una marea umana che parla, ride, i ragazzini che si lanciano i gavettoni. Tutto meno che un luogo di raccoglimento. Il periodo non era dei più facili. Appena laureata (e chi ha sostenuto una tesi sa quanto sia esaurente!), la mia amatissima puledra, che ho dovuto fare sopprimere perché un’altra cavalla le aveva rotto una gamba – cosa che tra l’altro stavo sognando ripetutamente già da un po’ prima che accadesse-, la persona con cui stavo infelicemente e non riuscivo a lasciare perché diceva di morire senza di me, che flirtava con la nuova fiamma… in tutto questo, un pensiero: forse doveva andare tutto così. Un improvviso silenzio assoluto interiore, un’amorevolezza che si espanse verso tutto ciò che mi circondava e…
Come stampata a lettere di fuoco su uno sfondo scuro, ‘la frase’, come la chiamo io:
Viene dal Sempre
Da dove proviene ogni altra forma di vita e di pensiero
Ricongiungiti ad esso e sarai nell’Unità, nell’Armonia
Se amerai quella parte di Immenso che è in te
Saprai amare ed essere amata da ogni altra creatura”
Questa è la mia personale profezia, la direzione del mio cammino. Ci ho messo molto ad accettarlo, per quanto è importante ed impegnativa.
Sentire le energie
Messico
Questo è qualcosa che probabilmente hai sperimentato anche tu. Per me la prima volta che ricordo, è stata durante un viaggio in Messico tra dicembre 1999 e gennaio 2000.
Ero andata con il ragazzo di allora, che aveva dei parenti acquisiti a Puebla. Ci fermammo nella città sull’altopiano per una decina di giorni e ovviamente cercammo di esplorare quanto più possibile dei dintorni.
Normalmente ci accompagnava il cugino messicano, ma quella volta avevamo da muoverci solo nella città e non avevamo bisogno di aiuto. Il Messico che ho visto allora era profondamente cattolico e la città ricca di chiese. Una di queste era disposta su due livelli, sfruttando la naturale pendenza del terreno.
La chiesa vera e propria nella parte inferiore e sopra un chiostro contornato da un colonnato. Mentre passeggiavamo in questa parte, chiacchierando, sentii come una corrente di aria fresca…senza che però si muovesse una foglia!
La cosa richiamò la mia attenzione, tanto che cominciai ad andare avanti e indietro chiedendo al mio ragazzo se sentisse anche lui quel soffio fresco. Ma lui non lo percepiva. Io invece lo stavo sempre più mettendo a fuoco, stavo cominciando ad individuare sempre con più chiarezza da che punto provenisse. Sul lato, nella parete a filo del pavimento si apriva una finestra a semicerchio, che evidentemente comunicava con un’altra parte. A quel punto dovevo capire!
Uscimmo e seguendo il profilo della strada dal lato incriminato e giungemmo all’entrata della chiesa sottostante. Esattamente in asse con la finestrella del chiostro, una teca contenente una statua lignea raffigurante il Cristo.
Era ora di pranzo e rientrammo verso casa. Appena giunti, raccontai al nostro ospite della strana situazione che avevo vissuto. Lui mi guardò e con la più grande naturalezza mi disse che quella era una statua ‘milagrosa’. Punto.
Egitto
Dieci anni dopo, a cavallo tra il 2009 e il 2010, ero come detto in Egitto. Qui con una collega\amica orafa eravamo a tenere dei corsi di formazione. Tra gli studenti c’erano anche due giovani colleghe egiziane, con le quali abbiamo subito legato moltissimo e con le quali, una volta terminata la giornata lavorativa ci immergevamo nel caotico traffico del Cairo, con l’onnipresente musica araba nell’utilitaria di una di loro. In particolare, io avevo instaurato un bel rapporto, molto profondo, con una di loro, una ragazza intelligentissima e probabilmente troppo avanti per la sua società.
Tra i tanti luoghi dove ci hanno portate, dai suk, ai locali tipici lontani dai flussi turistici, una volta siamo andate anche in una moschea.
Ci siamo sedute per terra, su dei grandi tappeti e dopo poco, nuovamente sento quella particolare ‘aria fresca’ che mi lambisce. Chiedo all’amica, memore dell’esperienza meso americana, se in quella moschea vi sia qualche reliquia o qualche santo. Lei mi risponde che nella cultura musulmana non hanno i santi come noi. Cerco di non pensarci più, ma la corrente diaria fresca persisteva ed ovviamente anche qua senza che ve ne fosse una ragione materiale.
Dopo un po’ ritento.
Di lì a poco ho avuto la grande possibilità di avvicinarmi alla zona protetta che accoglieva le spoglie di questo sant’uomo e fermarmi in preghiera appoggiata alla bella struttura lignea che la circondava. Inutile dire che lì la corrente energetica era molto più forte di dove l’avevo inizialmente avvertita.
Per qualcuno questo potermi raccogliere in preghiera in luoghi e con modalità afferenti a diverse fedi religiose e differenti culture può sembrare caotico. In realtà per me è di una linearità assoluta. Riconosco il divino nelle tante diverse vesti di cui si ammanta, oltre le ritualità e le etichette umane. Ho sempre avuto la ferma convinzione che esista un unico Dio e che Esso si sia presentato a tutti i popoli, che l’hanno identificato con nomi diversi. Ma ci pensate Dio infinitamente buono e giusto, che abbandona a sé stessa larga parte della popolazione mondiale? Io no.
Attivazioni
La Grande Piramide
Nello stesso viaggio che mi ha portata nella Moschea ho avuto modo di fare un’esperienza molto più importante. Non mancavano molti giorni alla fine dell’anno. Tutte le sere, dopo la lezione, sebbene stanche correvamo a prepararci per uscire con le amiche egiziane. Quante belle serate! E quanto poche ore di sonno!
Dopo una di queste intense serate, crollata per la stanchezza, faccio un ‘sogno’ di cui alla mattina rammento solo dei frammenti. Un essere con le fattezze umane, ma molto più alto della media, mi versa sulla testa dell’oro liquido. Non oro fuso, incandescente ma un oro fluido, che non cola sul mio volto ma che entra nella mia testa, dal settimo chakra. Sapevo con chiarezza che si era trattato di una iniziazione, anche se non sapevo per quale motivo fosse avvenuta.
Trascorriamo il 31 dicembre in maniera serena, fissando per l’indomani con l’intenzione di andare a visitare la piana di Giza. Per me si trattava della prima volta e ad oggi anche l’unica.
Il Cairo è cresciuto molto e le abitazioni sono arrivate davvero sin troppo vicine agli antichi edifici. Restai delusa dal poco rispetto riservato a queste maestose costruzioni. Dovevano stagliarsi nella piana, visibili a distanza, non coperte da brutture dissonanti con la loro imponenza.
Una volta giunte al parcheggio, abbiamo lasciato l’auto e ci siamo dirette verso le piramidi, girando dapprima attorno, richiamate dai portatori di dromedari e dai vari venditori ambulanti. Una delle amiche egiziane ci disse di aspettare mentre andava ad informarsi sugli orari di visita alla piramide di Cheope, dato che erano in corso dei lavori e potevano esserci delle limitazioni. Quando ritornò aveva il volto, solitamente illuminato da uno splendido sorriso, molto serio. Pareva che oltre ai lavori, essendo il 1° dell’anno non vi fosse modo di entrare.
Ricordo che rimasi come pietrificata ed affermai che non era possibile, che dovevo assolutamente entrare, che ci doveva essere un modo. Salma, così si chiama una delle due ragazze egiziane, molto dispiaciuta nel vedermi così afflitta ed avendo oltre che un gran cuore, anche un carattere forte e determinato, benché paresse del tutto improbabile una risoluzione positiva della situazione, non si perse d’animo e tornò più e più volte a sentire.
Non so poi esattamente cosa sia successo. Di fatto dopo l’ennesimo tentativo tornò raggiante. Avevano deciso di aprire, dopo le 13.00 e per un numero limitato di visite.
Ci mettemmo in fila pazientemente. Finalmente arrivò la guida e in fila indiana iniziammo a entrare, lasciandoci alle spalle la luce intensissima del sole per entrare in uno spazio che si faceva sempre più scuro, illuminato artificialmente. Non rammento bene la struttura interna della prima parte, ma ricordo che c’erano delle diramazioni il cui accesso era interdetto.
Poi ad un certo punto ci trovammo a salire, quasi carponi, una scalinata ripidissima. Giungemmo infine alla così detta camera del Re. Impressionante la superficie perfetta e levigatissima delle pareti nonché l’aerazione ottima dell’ambiente. Ci sedemmo a terra. Senza un’apparente logica, mi ritrovo con le mani leggermente sollevate, i palmi rivolti verso l’ambiente, nella posizione del DARE energia. Era talmente illogico in quello spazio che il guardiano che sorvegliava la stanza per ben tre volte venne e mi girò le mani, fintanto che non aprii gli occhi e lo guardai, sorridendo e scuotendo la testa. Le mie amiche ne avevano abbastanza di stare lì dentro e mi avvisarono che si sarebbero avviate all’esterno. Io invece rimasi.
Un gruppo di turisti, credo americani, parlavano e ridevano sguaiatamente ad alta voce. Provai davvero fastidio, una profanazione di uno spazio sacro. Un po’ sperai che arrivassero a tacere o ad andarsene spontaneamente, ma visto che ciò non avveniva, pronunciai un perentorio ‘Shhhh!’, tanto che quelli ammutolirono e si avviarono verso la ripida scala. Ormai eravamo rimasti in tre o quattro persone là dentro. Dopo essere stata ancora un altro po’ in quella posizione, invocando l’energia della Madre Terra (se mi avessi chiesto perché proprio quella, non avrei saputo risponderti, non ne avevo idea allora!) mi alzai e mi avvicinai al ‘sarcofago’.
Il guardiano mi si avvicinò e in un inglese molto approssimativo mi chiese se volessi sdraiarmici. Non mi aspettavo davvero una simile opportunità e anche se non avendo alcuna idea di cosa aspettarmi e cosa fare, con un senso di rispetto come quello che può provare un bimbo davanti a qualcosa di immenso, scavalcai il bordo e mi accomodai all’interno, le gambe piegate in alto e la schiena ben aderente alla base. Una forte scarica di energia mi attraversò il corpo, facendosi sentire di più nella parte alta della spina dorsale.
Questo, che per molti sarebbe stato l’episodio da narrare al rientro dal viaggio, lo lessi come un segno di accoglienza e di ringraziamento, la caramella data al fanciullo che ha svolto bene il proprio compito.
Sì perché il vero fine per cui ero andata fino in Egitto, con la motivazione apparente di tenere un corso di formazione di alto livello, era stato raggiunto. In cuor mio sentivo una grande leggerezza. Ce l’avevo fatta!
A far cosa, ti chiederai. Mi era stato detto, appena uscita nuovamente alla luce del sole, che avevo dovuto riattivare la piramide. Si hai capito bene. Ero così incredula, che sul diario (le cui pagine sono riportate qua a fianco) scrissi: ‘le Guide mi rispondono che ho attivato qualcosa, ma ho il pudore di non scrivere cosa. Magari lo scoprirò con una conferma da parte di chi non sa di questo messaggio’.
In effetti qualche anno dopo in una giornata particolare, il 12 12 2012, mi trovavo presso un centro olistico a Colle Val d’Elsa e si parlava di portali. Chiesi allora delle informazioni a riguardo e la titolare mi dette una serie di fotocopie in cui si spiegavano bene i portali relativi all’attivazione della griglia Cristallina di Kryon. Oltre a quelli più noti, come 08 08 2008, 09 09 2009 ecc, ne erano elencati altri. Con mia grande sorpresa, che non pensavo di trovare la risposta alle mie riflessioni di due anni prima, leggo che anche il 01 10 2010 era considerato un portale e che oltre che l’attivazione secondo una precisa geometria, vi erano anche dei punti particolari sul pianeta che erano stati attivati e tra questi era nominata anche la piramide di Cheope!
Ho versato lacrime di commozione, non lo nego.
Non ho letto libri di Kryon, né prima né dopo questo episodio. Sono stata solo una pedina del Grande Gioco.
Templi di Gigantja, Gozo (Malta)
Aprile 2023. Sono arrivata a Malta da una quindicina di giorni. Qualche mese prima di partire avevo fatto alcune ricerche su internet. Una riguardava la sismicità di questo piccolo arcipelago. Non avevo trovato molto, forse perché queste cose le faccio sempre la sera tardi 😊, ma sta di fatto che il 22 di aprile a mezzanotte e venti, ero seduta sul divano che vedi nelle Live registrate in quel periodo, quando l’acqua nel bicchiere inizia a ondeggiare, dalla cucina i mestoli di metallo tintinnano e sento un boato sordo e profondo sale dal basso. Terremoto di grado 5.5…
L’altra cosa ben più interessante che ti voglio raccontare riguarda un’altra intuizione avuta quando ero ancora a casa a Firenze. Mi domando se su un’isola posta in un punto così strategico nel Mediterraneo non ci fossero tracce di qualche antica civiltà. E ovvio che si! Il primo nome che mi viene mostrato da Google è Gigantja, sull’isoletta di Gozo, il sito archeologico più antico al mondo almeno ad oggi. Ho poi scoperto che a Malta ve ne sono anche altri, sull’isola principale.
Prima di partire avevo pensato di andare a visitarli tutti. Una volta a Malta, visto che ho lavorato da lì e che sono piuttosto pigra, ho deciso che potevo ridurre alla sola Gigantja. Quando poi sono giunta a Gozo, con un mare mozzafiato, anche l’andare lì non era poi più così certo vista anche la difficoltà a muoversi con i mezzi pubblici.
Ma la seconda mattina, nel B&B dove soggiorno incontro una ragazza francese, Candie. Stiamo conversando con la proprietaria e lei non dice molto. Dopo poco esco e mi avvio a piedi alla spiaggia di Ramla. Sono diversi chilometri, ma da quando sono arrivata qua ho deciso di spostarmi il più possibile a piedi per vedere meglio i paesaggi, sentire i profumi delle piante di agrumi in fiore e perché no, fare un po’ di movimento.
Mentre procedo assorta nei miei pensieri, mi si accosta una macchina alla cui guida c’è proprio la ragazza francese incrociata la mattina, che mi ha riconosciuta e che mi chiede se voglia andare alla spiaggia con lei. E così iniziano tre giorni molto belli ed intensi.
Sono abbastanza sicura che da lassù sapessero che questo incontro fosse necessario, oltre che per farmi apprezzare maggiormente la vacanza, anche per fare qualcosa ai templi di Gigantja.
Raggiungiamo il sito mezz’ora prima della chiusura. Il sole è ancora forte e ci incamminiamo passando dapprima nella sala del piccolo museo che contiene i reperti lì rinvenuti e poi scendiamo verso le costruzioni megalitiche. È già da un po’ che con Candie stiamo parlando di cose inerenti al mio ‘lavoro’, di energie, percezioni, visualizzazioni.
Lei mi dice che non riesce mai a sentire nulla, anche quando altri le dicono che loro vedono\sentono, lei niente.
Arriviamo ad imboccare il primo camminamento in legno e iniziano ad arrivare messaggi da ‘su’. Mi dicono di vedermi vestita con abiti leggeri, come veli quasi e di incamminarmi facendomi seguire dalla mia compagna di viaggio alla quale dico di ripetere quello che vedrà fare a me. Arrivata all’incrocio tra i due assi, mi fanno fermare e mettere a braccia aperte per connettere le due direzioni, orizzontale e verticale. La croce può essere letta come l’unione di cielo e terra, materia e spirito. Riconnetterli per me significa superare la dicotomia, la contrapposizione fra questi elementi. Credo che questa parte sia stata per me, affinché la riunione avvenisse in me. Poi vado più avanti, verso la sommità dell’asse verticale, quello che nel video mostro come spazio tra le pietre, su cui manca la parte di chiusura superiore. Qui mi fanno ripetere 3 rotazioni in senso orario e 3 in senso antiorario, tenendo le braccia distese. Quando usciamo da questa parte del tempio mi hanno detto che le rotazioni servivano per portare in alto l’energia tellurica e far scendere quella celeste. Questa parte è stata una riattivazione del luogo.
Avvicino le mani al corpo di Candie, senza toccarlo. Vorrei che sentisse le energie. Quando le allontano lei mi dice di essersi sentita ‘vide’, vuota. Per esperienza so che se si è congesti, le energie non riescono ad entrare e noi a sentirle.
Ci spostiamo poi nell’altra struttura. Anche se in chiusura ci sono ancora diverse persone; occorre una grande concentrazione per ignorare gli sguardi, il comportamento di chi si muove in questo spazio da turista, senza viverne l’aspetto misterico.
Nel secondo complesso templare, mi fermo nel punto simmetrico a quello in cui nell’altro ho avvicinato le mani al corpo di Candie. Mi fermo e chiudo gli occhi. Ascolto. Ascolto il mio corpo e sento un’energia molto intensa che lo investe. La sensazione è molto diversa da quella provata in Messico e al Cairo. Arrivano delle immagini. Prima quella di una sorta di venere paleolitica con nella mano sinistra un serpente, posto in posizione verticale. Poi come se vi fossero state delle fenditure nella roccia, ho visto il disegno luminoso della croce di Malta.
Una volta uscite di lì Candie è andata a vedere cosa dicesse Wikipedia del sito templare ed ha letto, come puoi sentire nel video, che si ritiene che l’abside di destra, esattamente quella davanti alla quale ho sentito la forte energia, era considerata avere un’importanza particolare per il culto. 😁😁😁
Questa seconda parte son sicura sia stata per far avere a me e a te che mi leggi e vedrai il video, una riprova di quanto ti sto raccontando.
Esperienze mistiche
La grotta in Nepal
Estate 2018, un periodo molto denso, pieno di incontri e di emozioni. Alla fine di giugno, ad un ritiro olistico presso cui ero correlatrice, ho conosciuto alcune persone che mi hanno accompagnata chi per un periodo più breve, chi per uno più lungo, in ogni caso in modo significativo. Una di queste è un grande appassionato e conoscitore della cultura tibetana che più volte si è recato in Nepal per stare con il suo Maestro.
Quando mi interrogavo sul dove poter trascorrere qualche giorno di pausa estiva assieme ad un’amica, ‘per caso’ ne parlo con Roberto, il quale mi dice di getto: ‘andate in Nepal!’. Noi stavamo considerando posti un po’ più vicini, come il Marocco. Il Nepal era parecchio più il là! Però ci piacque subito l’idea e in pochi giorni eravamo pronte per partire.
Poco ginniche, avevamo scartato la parte nord delle montagne, dove si muovono ragazzi con zaino, sacco a pelo e scarponi da trekking. Kathmandu ci parve una buona soluzione, considerato anche che avevamo il nominativo di un albergo, rivelatosi poi molto carino, costruito e gestito da un italiano, Francesco.
Il tratto davvero particolare della vallata è che essa ha un clima sub tropicale, mentre ben visibili attorno ha alcune delle montagne più alte al mondo.
In Nepal coesistono buddismo e induismo; ci si saluta con Namasté e si è circondati da monasteri buddisti.
Ne abbiamo visitati diversi, in uno abbiamo trascorso qualche giorno, condividendo la vita dei monaci e i loro ritmi.
L’episodio di cui voglio però raccontarti non è accaduto lì, ma nella Asura Cave presso il monastero di Pharping. Come potrai vedere nel video che Roberto aveva girato tempo prima, per arrivare al complesso, occorre salire una bella e ripida scalinata – anche qui!
Arrivate in cima, seguendo un breve percorso girando a sinistra ci siamo trovate davanti alla piccola entrata con gli stipiti in legno, da cui si accede alla minuscola grotta. In quel periodo stavo facendo dei trattamenti ai denti e quindi la mia attenzione venne attratta dalla postura della mandibola di un monaco con un grande volto squadrato, seduto proprio all’entrata. Lo abbiamo oltrepassato per andare ad occupare il poco spazio libero davanti all’altare. Al massimo saremo state cinque o sei persone. Mi sono seduta, a gambe incrociate ed ho portato l’attenzione al respiro. Pochi giorni prima ‘per caso’ un ragazzo che alloggiava nel nostro stesso albergo mi aveva parlato del respiro Ujjayi, una tecnica in cui si chiude parzialmente la glottide, il che fa sì che l’aria entrando ed uscendo produca un leggero suono.
Ad occhi chiusi, con l’attenzione non più distratta dall’osservazione dell’ambiente esterno, mi resi conto che il monaco che avevo osservato entrando, stava praticando proprio quel tipo di respirazione. Immediatamente misi anch’io la mia mandibola nella stessa posizione e mi allineai al suo respiro.
Furono allora i Maestri ad entrare in scena, guidandomi in una serie di esercizi (che sono poi entrati nel seminario ‘Io Voglio’) in cui mi portavano a liberarmi dai desideri, dalle paure, dagli attaccamenti. Questa fase fu piuttosto difficile. Solo perché mi fido ciecamente di Loro sono riuscita ad andare avanti.
Poi inizia a vedere la mente come uno spazio nel quale arrivavano pensieri. Cominciai a scostarli, come fossero delle tende, per svuotarla. Per un po’ io li toglievo e loro si riformavano, ma poi perseverando, finalmente ci fu silenzio.
Sempre senza perdere il contatto con il respiro ebbi un’esperienza molto intensa. Smisi di percepirmi quale un corpo, una mente, delle emozioni e mi ‘vidi’ come un puntino luminoso immerso in un mare di sostanza dello stesso colore. Uno spazio totalmente vuoto, ma assolutamente pieno. Difficile da spiegare. Riuscivo anche ad aprire gli occhi, guardarmi intorno nella grotta e richiuderli senza uscire da quello stato. Una grande felicità si andava espandendo in me, in quel vuoto così pieno!
Quello che sapevo è che non ero più neppure l’osservatore, ma semplicemente l’osservare.
Il tempo passava, la mia amica era uscita dalla grotta e così il ragazzo che mi aveva parlato della tecnica di respirazione che ci aveva accompagnate. Io non avrei mai voluto venire via da quello stato.
Poi ad un certo punto ho visto, lontanissimo, il mio corpo di ora, frammenti della mia vita attuale, alcune mie dinamiche, tutto l’umano che sono e a malincuore ho sospirato pensando che dovevo rientrare in quel corpo.
Una giovane monaca era entrata portando dei fiori all’altare e non c’era posto per lei, visto che altri erano entrati. Mi dispiaceva tantissimo andarmene, ma ho pensato che quel posto spettava a lei, che aveva dedicato la sua vita alla ricerca spirituale (anche se pure in maniera diversa e non con una scelta così consapevole, l’ho fatto anche io 😊). E così mi sono alzata e mossa verso l’entrata, passando accanto ancora una volta al monaco imponente che stava seduto lì. Questi mi ha guardata e fatto un grande sorriso, io gli ho appoggiato la mano sulla spalla sorridendo a mia volta. Un dialogo muto, in cui è stato detto molto.
Per almeno un’ora sono rimasta in silenzio, mentre la mia amica e il ragazzo che ci accompagnava, chiacchierava tra loro. Le parole erano di troppo, il silenzio conservava l’incanto di quella meravigliosa espansione, di un piccolo straordinario satori.
Contatti extraterrestri
Non si sono scordati di me!
Arriviamo al 2023. Tengo regolarmente da molti anni come sai le Meditazioni con i Maestri e da pochi mesi si è unita a noi una splendida signora di quasi 80 anni. Ci siamo sentite anche per messaggio, perché aveva qualche difficoltà nell’uso della piattaforma che utilizzo per trasmettere le meditazioni e da lì il collegamento è rimasto aperto. Una sera vedo un suo vocale e lo ascolto. Con la più grande tranquillità mi dice:
“c’è una cosa che forse ti farà piacere sapere. Nel 1970 (io sono del 1968 n.d.r.) ero a Roma e un medium con il quale ebbi modo di parlare, mi disse che in futuro avrei avuto due guide da seguire, Kryon che non conoscendolo ancora credevo il mio interlocutore si sbagliasse con la parola francese crayon che poi è il modo in cui ho memorizzato quel nome e Silvia, qui Leopardi ha fatto da gancio, Bisconti che ho associato a biscotto”.
Questo messaggio mi fa venire le lacrime agli occhi. Quante, quante volte in questi anni mi sono sentita come abbandonata in questo mondo che non capivo, in cui non sapevo come muovermi, in cui mi sentivo…aliena!
Allora non si sono scordati di me, sanno che ci sono, lo sanno e lo hanno detto a qualcuno quando io avevo solo 2 anni! Tanti lembi di vita, apparentemente scollati, sono stati ritessuti assieme, grazie a questo messaggio. Ed ho avuto anche la conferma che quello che sto facendo è esattamente quello che sono venuta a portare. Grazie mia cara amica, anima gentile che mi hai trovata e portato queste informazioni che hanno fatto fluire linfa vitale in me! Tu che non hai avuto idea di quanto importanti siano state le tue parole!
Le ho chiesto poi se potesse lasciarmi una video testimonianza. È quella che trovi qui a lato, nella quale aggiunge altri particolari su chi fosse ad esempio l’interlocutore ultraterreno, dove sia avvenuto il dialogo e questo buffo gioco di parole portato in sé per decenni, per consegnarmi un dono per me così prezioso.
Curiosità
La lettura dell'Apocalisse
Correva l’anno domini 2016. Avevo conosciuto da non molto la ragazza che lavorava con gli angeli e frequentando la quale si era aperto il mio 3° occhio. Sì perché potremmo dire per osmosi, stare con chi ha delle facoltà attivate accelera dei processi per i quali abbiamo le opportune predisposizioni. Questo è valso per me e può valere anche per te, visto che sei arrivata a me.
Seduta in poltrona in salotto, meditando ad occhi chiusi, vedo un bellissimo Angelo con indosso una armatura lucente, argentea. Nel mio immaginario e ignoranza in materia, gli angeli non avevano corazze! Incuriosita andai a vedere cosa diceva Google e trovai che San Michele è definito il Grande Guerriero e indossa per l’appunto un’armatura. Acquisita questa conoscenza potevo passare allo step successivo, evidentemente. Cominciarono a ripetermi che dovevo leggere l’Apocalisse.
L’Apocalisse??? Il Libro ermetico per eccellenza? E cosa avrei potuto ricavarne io?
Ho imparato che i Maestri non ne sbagliano una e quindi, pur con tutti questi punti di domanda, sento che è bene seguire le Loro parole e lo comunico a mio babbo, che come ti ho detto è stato il mio compagno di viaggio in queste avventure dello spirito.
Lui ha la mia stessa reazione ed incredulità. “leggere l’Apocalissi? Ma ti rendi conto?” disse sorridendo per non mettersi a ridere. Ed io: “babbo, io la leggo, se vuoi unirti bene, altrimenti lo faccio da sola”.
Lessi quindi un primo paragrafo e poi mi fermai, chiedendo ai Maestri spiegazione. A quel punto il mitico babbo Silvio scoppiò a ridere esclamando, facendo riferimento ad una nota pubblicità: “ti piace vincere facile!” alludendo al fatto che mi stavo avvalendo di un aiuto parecchio speciale.
Dall’angolo ad est del salotto percepivo entrare una creatura alta, che si è presentata quale l’Arcangelo Gabriele ed è Lui che ha in realtà commentato l’intera Apocalisse.
Finito che ebbi di leggerla tutta, cosa che richiese diversi giorni, feci una domanda, di cui rimane traccia poiché registrata. Perché mi avevano chiesto di farlo?
La risposta fu molto ampia, portatrice di informazioni che solo ora, dopo il 2020, si sono svelate nel loro significato e tanti elementi allora incomprensibili risultano perfettamente sovrapponibili a ciò che abbiamo sperimentato e stiamo sperimentando attualmente.
Comunque in estrema sintesi, il senso era che ‘il tempo è ora’. Ti consiglio di prenderti un momento per ascoltare quella registrazione, che ti potrebbe stupire.
Nella cartella troverai anche lo screenshot relativo ai dati del file. Come potrai vedere risale al 18 novembre 2016. Sentirai in sottofondo anche la voce del mio amato babbo, che ha lasciato questo piano il 24 gennaio 2020.
Io e il meteo
Elementari
Da bambina già mi era capitato un evento strano, a ripensarci bene. Abitavo fuori dal paese, ad una decina di km. Mi era quindi impossibile trovarmi con le amichette ai giardini o in piazza. Nel posto dove risiedevo c’erano si altri bimbi, ma non avevo mai legato molto con la maggioranza di loro. Non avevo un’amica del cuore a quei tempi e passavo molto tempo da sola a disegnare e a ‘volare’ mondi di fantasia, che oggi tanto di fantasia non definirei più 😊.
Frequentavo le elementari e raramente i miei mi lasciavano a casa di compagne di classe o ne facevano venire da noi. Il solo ad avere la patente in casa era mio babbo, che era fuori fino a tardi per lavoro. In più mia mamma pensava che la casa non fosse mai sufficientemente in ordine e quindi gli ospiti erano un evento.
Per quella giornata però era previsto che una mia compagna venisse a casa da me. La mattina mi alzavo molto presto perché il pulmino passava a prenderci alle 7.10. Ancora assonnati raggiungevamo Impruneta e dovevamo aspettare che aprisse la scuola, girovagando per le stradine che di inverno erano battute spesso da una sferzante tramontana. Quella mattina poi il cielo era plumbeo, grosse nubi si rincorrevano lassù e da sotto non si scorgeva uno spiraglio di azzurro.
Dal mio banco scrutavo spesso la grande finestra, nella speranza di vedere qualche cambiamento. Si perché se il tempo non fosse migliorato in modo significativo, niente amica nel pomeriggio. Passarono alcune ore e cominciò a piovere copiosamente. La maestra che aveva l’incarico di accompagnare Cecilia al pulmino perché venisse da me, mi si avvicinò e mi disse che le dispiaceva, ma che con quel tempo non poteva lasciarla venire. Cominciai allora a chiedere con forza, interiormente, che venisse il sole. Un martellamento a raffica che deve essere risultato insopportabile anche al Gestore del Tempo, lassù, perché dopo poco e contro le previsioni meteo trasmesse la sera prima dal colonnello Bernacca, prima smise di piovere, poi iniziò a schiarirsi il cielo, fino ad avere una giornata delicatamente soleggiata quando uscimmo di scuola.
2011
L’anno in cui mi sono sposata, qualche settimana prima, un forte temporale (oggi la chiameremmo una bomba d’acqua) investì la collina dove avevamo casa. Intorno alla nostra ci sono diverse altre abitazioni perché si tratta di una lottizzazione, e noi stavamo nella parte più elevata, sul crinale. Solitamente questo ci aveva tenuti al riparo da allagamenti, ma non quella volta. L’acqua era arrivata così tanta e in così poco tempo che dalla rampa che andava nel garage non riusciva ad essere raccolta. Così avevamo passato alcune ore con stracci e secchi a ripulire il seminterrato.
Saranno passati sì e no una decina di giorni, che lo scenario si ripeté. Da ovest iniziò a montare il nero nel cielo, il vento prese a soffiare sempre più forte e di lì a poco l’acqua scrosciò di nuovo fragorosamente. Io e mio babbo preoccupati, continuavamo a fare la spola tra la loggia da cui controllare il tempo e il seminterrato, dai cui tombini la volta precedente era tracimata l’acqua. Avevamo tolto il coperchio per vedere se l’impianto fognario fosse in grado di recepire l’enorme afflusso di acqua. Purtroppo ad un certo punto il livello all’interno del fossetto iniziò a salire rapidamente. Attorno avevamo messo dei sacchi di sabbia, ma era evidente che di quel passo ci avrebbe messo poco a superarli e allagare tutto di nuovo.
Mio babbo, che come ti ho detto era un tecnico, pensò ad una soluzione razionale…ma non troppo. 😀 Prendere una pompa ad immersione per aspirare l’acqua. Il problema era che non avevamo dove versarla, se non nella griglia da cui per l’appunto giungeva.
Ricordo di essere diventata improvvisamente calma e di aver detto: “non è togliere l’acqua il punto, è non farla arrivare!” e sono salita verso la loggia, con mio babbo a seguito.
Una volta arrivata, mi sono girata verso Impruneta, la direzione da cui proveniva la perturbazione, ho alzato le braccia ad L con i palmi perpendicolari al terreno, chiedendo che le nubi si aprissero sopra le nostre teste. In pochissimi minuti smise di piovere e il cielo sopra di noi si rischiarò.
Non dimenticherò mai l’espressione sulla faccia di mio babbo, che esclamò: “ma come hai fatto??”
Io non so esattamente cosa abbia fatto e se realmente la mia volontà abbia inciso sul temporale, ma di certo un promettente diluvio si fermò in tempi piuttosto sospetti 😊
Strani oggetti in giardino
2017
Di cose particolari di cui raccontarti ce ne sarebbero tante. Tra l’altro questo ultimo periodo mi sta portando ulteriori esperienze, una in particolare ancora più grande di tutte quelle precedenti, ma di queste ancora è presto per parlare. E poi altrimenti questo anziché materiale per un sito diventa un libro!
Ma veniamo agli oggetti in giardino. Credo fosse attorno al 2017. Devi sapere che il salotto di casa Bisconti era piuttosto grande, articolato ad L con da un lato il camino e dall’altro una grande libreria. La stanza era illuminata da tre grandi portefinestre vetrate. Era tardo pomeriggio, la luce ormai era meno intensa. Mentre stavo armeggiando attorno alla libreria vedo sull’erba oltre il marciapiedi in mattoni, appena sopra il filo dell’erba per la precisione, due cerchi perfetti, bianchissimi, apparentemente privi di spessore, di circa 25 cm di diametro posti l’uno vicino all’altro.
Non mi sono turbata ma solo avvicinata alla portafinestra per vedere meglio. Lì per lì avevo pensato anche a dei fogli di carta caduti dal piano superiore, anche se la posizione sospesa era innaturale. Quando sono giunta a un metro dalla finestra, e li ho visti molto bene, hanno fatto un rapido movimento verso l’alto, spostandosi forse di una decina di centimetri per poi scomparire istantaneamente.
2022
Altro episodio risalente all’estate 2022, mentre stavo attraversando il momento di più grande prova alla quale sia mai stata sottoposta. Dalla casa paterna l’appartamento in cui sono stata in affitto per un paio d’anni dista solo qualche centinaio di metri. Una bella terrazza esposta a sud mi ha permesso molte volte di godermi il sole, in tutta tranquillità. Ma in quella estate anche il sole era troppo forte per me e raramente mi esponevo ai suoi raggi. Stavo buona parte del tempo in casa, eccezion fatta per quando uscivo per portare fuori il mio amato cagnolone e quando per svagarmi un po’ mi andavo a sdraiare sotto l’ombrellone a bordo della piscina del residence.
Senza un motivo specifico però, ad un certo momento sono uscita fuori. Sopra di me, quasi in asse con la terrazza una nube lenticolare, molto a bassa quota. Fino a che non le avevo viste postate su Facebook qualche anno addietro ignoravo l’esistenza di questa particolare tipologia. Mi avevano colpita, vuoi perché non ne avevo mai viste, vuoi perché le immagini le riportavano attorno ai cocuzzoli delle montagne… già e quindi che ci faceva una nube lenticolare davanti alla mia terrazza? 🤔
Questo è quanto riporta il sito ilMeteo.it a proposito della loro formazione:
Nubi lenticolari – Come annuncia il nome questo tipo di nubi prende le sembianze di una grossa lente rivolta verso il cielo. Tali nubi sono generalmente di origine orografica e si possono formare in presenza di una singola montagna (vulcano) o di una catena montuosa. La formazione delle nubi lenticolari avviene quando un vento sostenuto incontra una catena montuosa disposta con un angolo di incidenza quasi perpendicolare alla direzione di provenienza del vento. La nube appare generalmente nel versante sotto vento e si ripete fino ad una certa distanza dalla barriera orografica con un certo periodo definito dalla frequenza di Brunt Vaisala.
A pochi km da Firenze, dove tutt’al più ci sono le nostre bellissime colline chiantigiane, come era stato possibile che se formasse una e si fosse portata sulla mia terrazza? Mistero! Certo che la sua forma è talmente originale, che più che ad una nuvola, fa pensare ad altro, ma non facciamo troppi voli di fantasia, che ci danno dei matti, giusto? 😉